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CITTÀ DEL VATICANO – «”Nessuno si salva da solo”.

CITTÀ DEL VATICANO - «"Nessuno si salva da solo”.

«La guerra lascia sempre il mondo peggiore di come era precedentemente: essa è per tutti
sempre una dolorosa e tragica sconfitta. “Costruire ponti e non muri” è un’esortazione che
egli ha più volte ripetuto e il servizio di fede come Successore dell’Apostolo Pietro è stato
sempre congiunto al servizio dell’uomo in tutte le sue dimensioni». Incisive e lapidarie le
parole del cardinale Giovanni Battista Re: lo sguardo fermo e una voce che non lascia
sospettare i suoi novantun anni, ripercorre nell’omelia per i funerali del Papa i momenti
fondamentali del pontificato di Francesco davanti ai Grandi della Terra che spesso lo hanno
ignorato, o contestato.
Questa è solo una delle “frecciate” rivolte ai Grandi del Mondo, raccolti nel cordoglio in
Piazza San Pietro di fronte alle esequie mortali di Francesco, ricordato da tutti non tanto
come potente seduto al tavolo di quelli che decidono, ma come “umile servo di Dio”. Una
tale memoria è testimoniata e perpetuata attraverso la scelta di Bergoglio di riportare sulla
lastra di marmo solamente il nome in latino “Franciscus”, omettendo titoli e cariche.
Di fronte all’infuriare delle tante guerre di questi anni, con orrori disumani e con
innumerevoli morti e distruzioni, Papa Francesco ha incessantemente elevato la sua voce,
scongiurando la pace e l’onesta trattativa per trovare le soluzioni possibili, perché la guerra
– diceva – è solo morte di persone, distruzioni di case, ospedali e scuole». Scolpite nei
nostri cuori le parole pronunciate nel Giugno 2022 riguardo l’insorgere della “operazione
militare speciale Russa” in Ucraina: “dobbiamo allontanarci dal normale schema di
«Cappuccetto rosso»: Cappuccetto rosso era buona e il lupo era il cattivo. Qui non ci sono
buoni e cattivi”.
Vale per Bergoglio ciò che diceva di sé Hélder Câmara, arcivescovo brasiliano che fu più
volte minacciato negli anni della dittatura militare e veniva chiamato il «vescovo rosso» per
il suo impegno in favore dei poveri: «Se do un pane a una persona affamata, la gente dice
che sono un santo. Se chiedo perché questa persona ha fame, mi dicono che sono un comunista». Pertanto, nell’omelia, il Decano del Collegio cardinalizio scandisce: «È stato un
Papa in mezzo alla gente con cuore aperto verso tutti». E ricorda: «Innumerevoli sono i suoi
gesti e le sue esortazioni in favore dei rifugiati e dei profughi. Costante è stata anche
l’insistenza nell’operare a favore dei poveri».
E l’applauso dei fedeli si ravviva quando il Cardinale Re ricorda il primo viaggio del Papa:
«È significativo che il primo viaggio di Papa Francesco sia stato quello a Lampedusa, isola
simbolo del dramma dell’emigrazione con migliaia di persone annegate in mare. Nella
stessa linea è stato anche il viaggio a Lesbo, insieme con il Patriarca Ecumenico e con
l’Arcivescovo di Atene, come pure la celebrazione di una Messa al confine tra il Messico e
gli Stati Uniti, in occasione del suo viaggio in Messico».
Ed ora il cardinale Re ripercorre la parabola del pontificato, fino alla fine: «Il plebiscito di
manifestazioni di affetto e di partecipazione, che abbiamo visto in questi giorni dopo il suo
passaggio da questa terra all’eternità, ci dice quanto l’intenso Pontificato di Papa Francesco
abbia toccato le menti ed i cuori. La sua ultima immagine, che rimarrà nei nostri occhi e nel
nostro cuore, è quella di domenica scorsa, Solennità di Pasqua, quando Papa Francesco,
nonostante i gravi problemi di salute, ha voluto impartirci la benedizione dal balcone della
Basilica di San Pietro e poi è sceso in questa piazza per salutare dalla papamobile scoperta
tutta la grande folla convenuta per la Messa di Pasqua».
Di una potenza incredibile l’immagine ripresa dalla sua ultima omelia: “La Chiesa è un
ospedale da campo” scriveva Francesco nell’esegesi letta dal delegato Cardinale Comastri.
Sul Corriere della Sera, discutendo l’ambiguità dell’asserzione, si afferma: “L’ospedale da
campo serve in un periodo medio: se non dopo non ci si edifica, rimane vano”.
«Il filo conduttore della sua missione è stata la convinzione che la Chiesa è una casa per
tutti, una casa dalle porte sempre aperte. Ha più volte fatto ricorso all’immagine della Chiesa
come “ospedale da campo” dopo una battaglia in cui vi sono stati molti feriti; una Chiesa
desiderosa di prendersi cura con determinazione dei problemi delle persone e dei grandi
affanni che lacerano il mondo contemporaneo; una Chiesa capace di chinarsi su ogni uomo,
al di là di ogni credo o condizione, curandone le ferite» . Prosegue il Cardinale Decano.
Un grande onore anche per la nostra
comunità, che può fregiarsi della
presenza del Vicario Apostolico
Baldassare Reina durante l’imposizione
dei sigilli sulla bara del Papa; compito
del Cardinale Reina è stato assolvere
alla parte finale della cerimonia delle
esequie di Bergoglio.

Su Mediaset Fabio Marchese Ragona ricorda un aneddoto sulla decisione di Bergoglio di
essere sepolto a Santa Maria Maggiore: “Una volta, mentre girava per le grotte vaticane,
scherzando aveva detto al Cardinal Comastri, allora arciprete: “Ecco: voglio essere sepolto
qui” -e continua- “Poi raccontò che, una notte, gli era venuta in sogno la Madonna e gli
aveva detto di starle accanto: e allora decise di essere sepolto a Santa Maria Maggiore”.
Come corollario dell’evento, in un antro delle navate del soglio pontificio, l’incontro tra il
Presidente degli Stati Uniti d’America Trump e il Presidente dell’Ucraina Zelensky ha
tenuto lo scenario diplomatico mondiale con il fiato sospeso. Su Mediaset sono state
trasmesse le immagini esclusive dell’evento, descritto dalla giornalista Cesare Buonamici
come un “adesso o mai più”.
Non ci resta che sperare che Bergoglio dimori un posto migliore, e che non si realizzi mai
l’ipotesi di
Feltri: “Forse
Francesco si
stufa del tanto
parlare di lui”.
“Un Papa
vicino ai fedeli,
al popolo, un
pastore sempre
pronto a uscire
nel cuore della
notte per
recuperare le
sue pecore: un
vero uomo di
Dio”. Così
vogliamo
ricordarti,
Padre.
Buon viaggio Francesco: come chiedevi ogni domenica, continueremo a pregare per te.

Gioele Gentile IIB