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INCHIESTA, DENUNCIA E VERITÀ

INCHIESTA, DENUNCIA E VERITÀ

Questo il titolo dato alla 26° edizione del Premio giornalistico “Mario e Giuseppe Francese”, indirizzato a tutte le scuole che si propongono di far conoscere la figura e il valore del cronista che prima di tutti ha raccontato l’ascesa e gli affari di mafia di Totò Riina pagando amaramente con la propria vita il prezzo di una denuncia coraggiosa. Giornalista specializzato in cronaca giudiziaria, in servizio prima per la “La Sicilia” e poi per il “Giornale di Sicilia”, Mario Francese destò scandalo per le sue inchieste coraggiose e dettagliate sulla mafia, indagando su importanti figure della criminalità organizzata, tra cui il boss corleonese Leoluca Bagarella. “Prima di lui esistevano i mafiosi” dichiara ai microfoni di Lidia Tilotta il figlio Giulio Francese, “con lui si prese consapevolezza, per la prima volta, dell’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale capillare con legami con la politica: Cosa Nostra” su cui il giornalista fece luce. Esempio di un giornalismo che non si piega e che punta alla verità in modo, talvolta, irriverente, diretto e senza preamboli, Mario Francese rimane un grande esempio per i suoi colleghi attuali e per chi vuole intraprendere questo mestiere in futuro. Rimaniamo scossi dall’impatto che i racconti di chi lo ha conosciuto hanno sulla platea.

Tanti gli aneddoti raccontati ai giovani delle scuole siciliane presenti alla cerimonia per non dimenticare, ma, soprattutto, per spingere a cercare sempre e comunque la verità, qualunque sia il suo prezzo e senza compromessi. Prima della sua morte, Mario Francese aveva assistito a un omicidio di chiara matrice mafiosa all’interno di un’osteria.

L’esperienza, drammatica e sconvolgente, fu da lui stesso raccontata in un articolo pubblicato nell’aprile del 1978 sul “Giornale di Sicilia”: «Mi giro di scatto, vedo un fucile a canne mozze, sento altre due assordanti esplosioni ma quando sto per rendermi conto di cosa succede mi sento stordire…». La scena che si presentò in seguito ai suoi occhi fu agghiacciante: due giovani, che poco prima stavano tranquillamente bevendo birra, giacevano privi di vita, uno riverso a terra in agonia e l’altro ancora seduto con il capo chino, colpito mortalmente alla gola. Francese tentò disperatamente di soccorrere i ragazzi e, dopo aver chiamato il 113, aspettò l’arrivo delle volanti, giunte sul posto dopo 5 interminabili minuti. Questo triste episodio segnò profondamente il giornalista, ma non ne scalfì la determinazione e il desiderio di continuare a raccontare la verità sempre, comunque e nonostante tutto, nella lotta alla difesa dei valori di giustizia e legalità!

Quel 15 aprile del 1978, al mercato della Vucciria, Mario pensò che quegli spari fossero per lui, ma il suo appuntamento con la morte era stato rinviato di 286 giorni. Meno di un anno dopo, il 26 gennaio 1979, il cronista fu assassinato a Palermo con sei colpi di pistola esplosi mentre tornava a casa dal lavoro. La sua morte fu un duro colpo per il giornalismo italiano. Il figlio Giuseppe, allora dodicenne, testimone uditivo dell’omicidio, decise in seguito di lottare per ottenere giustizia per il padre e, alla fine del processo, quando arrivarono le condanne di primo grado per i membri della Cupola, nel 2002 all’età di soli trentacinque anni, corroso dal dolore, si tolse la vita. Dopo la sua morte gli fu attribuito dall’Ordine il titolo di giornalista professionista.

Mario Francese e suo figlio Giuseppe, due uomini che hanno dedicato la propria vita alla ricerca della verità, che hanno ispirato e continuano ad ispirare generazioni di giornalisti che, seguendone le orme, si immergono nell’irruento oceano della lotta contro la criminalità organizzata.

 

Antonio Salvaggio IV B

Federico Pitrone IV B

Giuseppe Rosario Vitellaro IV B