La vera rivelazione di questa edizione del Festival di Sanremo, Lucio Corsi, arriva da “complete unknown” e si piazza al secondo posto con il brano “Volevo essere un duro”. Il giovane cantautore di Grosseto dagli abiti stravaganti, che aveva già fatto parlare di sé grazie alla collaborazione con Carlo Verdone nella serie tv “Vita da Carlo”, è riuscito a colpire il cuore di molte persone facendole riflettere su una tematica molto importante: la volontà di non essere duri in una società in cui non è concesso sbagliare, lanciando, così, un messaggio di speranza e libertà per tutti quei giovani che non vogliono omologarsi agli schemi che la società impone.
“Il brano parla del fatto che questo mondo ci vorrebbe infallibili, solidi come pietre e perfetti come fiori, senza dirci che questi fiori sono appesi a un filo”.
L’autore ci descrive cosa vorrebbe essere e diventare; dal “robot” allo “spaccino in fuga dal cane lupo”… questo ci fa capire come, apparentemente, egli aspiri a diventare forte, perfetto e senza paure.
Con queste parole, Lucio Corsi smaschera il senso di inadeguatezza provato da chi non si sente abbastanza forte e affascinante e vuole dimostrare di essere all’altezza di qualcuno o di qualcosa e, di conseguenza, ha difficoltà a farsi accettare in una società che non lo vuole così come è.
Dobbiamo saper accettare la nostra vulnerabilità, che non è un segno di debolezza, ma di una maturità che supera la paura del giudizio e garantisce l’ autenticità di ciascuno.
L’importante è semplicemente essere noi stessi e piacerci così come siamo e non come ci vuole la società: con le nostre spalline esagerate, con il viso emaciato e con il nome del nostro migliore amico dei cartoni animati scritto sotto la scarpa.
Con la sua semplicità, Lucio Corsi è stato capace di portare al Festival di Sanremo qualcosa di diverso dalla solita canzone d’amore, insegnandoci che il pensiero e le imposizioni degli altri su di noi non contano nulla; non dobbiamo farci condizionare da coloro che ci vorrebbero a loro immagine e somiglianza, ma essere liberi di essere noi stessi e piacerci così come siamo.
C’è chi dice che è il David Bowie italiano o chi afferma che dopo Lucio Battisti e Lucio Dalla sia arrivato Lucio Corsi…
Io dico che “non è altro che Lucio”.
Salvatore Ciotta IB
