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“L’albero delle noci”, una carezza per il tempo che scorre

“L’albero delle noci”, una carezza per il tempo che scorre

C’è un silenzio carico di attesa nel teatro Ariston quando Brunori Sas si avvicina al microfono. Ha solo la sua voce e una canzone che è un soffio di poesia: “L’albero delle noci”. Nel fragore del Festival di Sanremo, in cui si alternano generazioni, suoni, ritmi e ambizioni, il cantautore porta qualcosa di diverso: una ballata delicata, intima, che parla di amore e di tempo, del ciclo della vita che si ripete come le stagioni. E lo fa con il tocco di chi sa che le cose più grandi spesso si nascondono nelle più piccole. Dario Brunori non ha mai nascosto il suo sguardo nostalgico sulla vita ed è in questa canzone che questa vena malinconica si intreccia con una dolcezza nuova, quella di un padre che guarda sua figlia crescere e, in lei, rivede la sua stessa infanzia. Il brano nasce proprio per Fiammetta, la bambina che gli ha cambiato il mondo e che gli ha insegnato a meravigliarsi di nuovo delle piccole cose. Non si riferisce solo alla figlia ma anche alla compagna, immortalando la sua immagine di famiglia nel verso “e nei tuoi occhi di mamma adesso splende una piccola fiamma”. La canzone è una ninna nanna per il tempo che passa, per l’infanzia che fiorisce e si trasforma. La sua melodia è un valzer lieve, quasi sussurrato, che avvolge e commuove. Tuttavia, la canzone non è solo un inno all’amore paterno: è anche una riflessione sulla memoria, su come il passato continui a vivere dentro di noi. L’autore canta con la consapevolezza che ogni istante è un seme piantato nel cuore di chi verrà dopo di noi. Arriva a Sanremo con l’umiltà di sempre, senza cercare la competizione, ma con la voglia di condividere qualcosa di autentico. La giuria e il pubblico lo premiano: terzo posto nella classifica finale e, soprattutto, il Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo. Un riconoscimento che sa di conferma, perché Brunori Sas è uno di quei cantautori che non scrivono solo canzoni, ma piccole poesie vestite di musica. A rendere ancora più intenso il viaggio di “L’albero delle noci”, è un video musicale che è una piccola opera d’arte. Diretto da Giacomo Triglia e prodotto con il supporto della Calabria Film Commission, il video è un viaggio simbolico nel rapporto tra padre e figlia. L’ambientazione è onirica: una stanza decorata per una festa di compleanno, palloncini sospesi in aria e un grande planetario che gira lentamente, come a ricordare il moto ciclico della vita. Al centro, Dario Brunori che danza un valzer con la sua bambina, mentre tutto intorno si muovono ombre e luci, in un’atmosfera che ricorda le pellicole di Béla Tarr. A Festival finito, “L’albero delle noci” continua a crescere nel cuore di chi l’ha ascoltata. È una di quelle canzoni che non si esauriscono in una stagione, ma che restano, sedimentano, diventano ricordo. Brunori Sas, con il suo tocco gentile e profondo, ha lasciato a Sanremo 2025 un regalo prezioso: un brano che sa di casa, di radici, di vita che scorre e che, proprio come un albero, continuerà a fiorire nel tempo.

Riccardo Formica (II B)
Flavio Tumminello (II B)