Ogni giorno otto miliardi e duecentododici milioni di persone si svegliano, centocinquantamila muoiono; nel 2024 sono morte in media 550 persone ogni giorno a causa di conflitti interni o internazionali, di cui circa undicimilatrecento minori.
Mentre la reazione dei governi mondiali consiste nella corsa agli armamenti, al taglio dei fondi per istruzione e sanità a favore delle spese militari, in quegli otto miliardi e duecentododici milioni di persone che si svegliano ogni giorno, a loro completa insaputa, sorge un sentimento subdolo e spontaneo: l’inquietudine.
Prima ancora di potersene rendere conto incorporano questo sentimento nel loro codice etico: quella che è stata la società del progresso, del boom economico, delle riforme sociali, adeguatasi ai tempi, è ormai la società dell’inquietudine, dell’indifferenza, dell’abuso, della disumanità e la noncuranza verso i propri simili; e non si riesce più a credere negli ideali della società passata, la cultura fine a sé stessa è ormai considerata inutile, l’arte un trastullo di quei pochi che possono permetterselo, l’unica ricerca stimata utile, in una società del genere, è quella del superfluo, del lusso sfrenato, della supremazia sugli altri, del primato assoluto, del potere, ed è nutrita dai figli stessi dell’inquietudine: egoismo, disillusione e ignavia.
Spinto dall’inquietudine, l’uomo del XXI secolo è, in genere, in grado di attuare due sole strategie: si lega ad un’idea estremizzata, un idolo, sperando lo possa salvare dall’incertezza, o rigetta tutto per scoprirsi, come in effetti è, vittima di un’evitabile solitudine umana.
L’idolo può a sua volta essere di varia natura, può essere un partito politico, magari a uno dei due estremi, può essere la religione delle proprie origini o una setta abbindolante. L’uomo inquieto cerca una certezza immaginaria, si illude di aver trovato uno scopo di vita e ci si butta a capofitto; i più fortunati vivono fino all’anelito estremo della propria vita nell’illusione, altri passano molteplici volte da un idolo a un altro, restando sempre inevitabilmente delusi e finendo per far parte della seconda categoria, chi scopre la propria inquietudine e solitudine.
Chi rigetta tutto per scoprirsi solo, d’altra parte, è anch’egli vittima della stessa società-fantoccio di cui fa parte. In media, centotrentadue persone ogni giorno, soffrendo per il loro malessere, si tolgono la vita; ma in questa nostra “età dell’inquietudine”, è difficile che qualcuno tra gli otto miliardi e duecentododici milioni di persone si ponga il problema: si leggono i grandi titoli dei giornali locali, si dà una spiegazione superficiale al fenomeno, si dimentica il tutto nel giro di poche ore o nel migliore dei casi pochi giorni.
La “Cymothoa exigua”, parassita marino, entra nella bocca del pesce, mangia la lingua e la sostituisce, diventando una sorta di “lingua” funzionale per il pesce: allo stesso modo l’inquietudine ha preso il posto di tutti i valori che il progresso ha irrimediabilmente divorato all’interno della società. Viviamo nel mondo assoluto degli estremi, la censura-la anarchia, la cultura-l ’ignoranza, destra- sinistra, resort di lusso- macerie e morte.
L’unico modo per combattere l’inquietudine è possedere una coscienza indipendente dal passato o dal presente, unicamente legata al futuro, possedere degli ideali flessibili al punto da potersi ribaltare a proprio piacimento, non sulla base dell’opportunismo, ma di un confronto costruttivo con l’altro.
“La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente. (…). L’unico modo di andare d’accordo con la vita è essere in disaccordo con noi stessi.” -Pessoa.
-Amedeo Maria Dispenza
