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Piante officinali in Sicilia tra innovazione, coinvolgimento e sostenibilità

Piante officinali in Sicilia tra innovazione, coinvolgimento e sostenibilità

Quanto conosciamo ciò che mangiamo? E quanto spesso ne ignoriamo il potenziale?
L’incontro con i diversi coordinatori del progetto “VALINNPO” (Validazione di protocolli innovativi per la produzione di piante officinali di interesse nutraceutico coltivate in Sicilia), si è dimostrato utile nel fornire agli studenti una diversa chiave interpretativa in merito a certi alimenti che molto spesso dimentichiamo in dispensa, ignorando i numerosi benefici che potrebbero offrire.
Protagonista indiscusso dei vari interventi è stato l’origano: oggetto di esperimento, insieme a salvia e rosmarino, che ha dimostrato di avere interessanti proprietà antibatteriche le quali possono essere investite nell’ambito sia agricolo che alimentare. L’olio essenziale dell’origano, è stato dimostrato, contiene dei composti chimici, rispettivamente Timolo e Carvacrolo, che permettono l’eliminazione di diversi batteri patogeni, favoriscono la lunga conservazione del prodotto e ne migliorano le qualità antiossidanti.
Il progetto ha come obiettivo la valorizzazione delle erbe officinali, oltre quello di ricordarci l’importanza della ricerca. Non è, quindi, mancato il coinvolgimento dei giovani i quali – emerge dall’intervento del Dott. Michele Massimo Mammano – tramite giornate formative presso le aziende che collaborano al progetto hanno avuto la preziosa opportunità di osservare con i propri occhi le specie oggetto di esperimento e il modo in cui si operava.
I risultati emersi sono stati soddisfacenti, ma non si può non parlare anche degli impedimenti che si sono mostrati durante il periodo della crisi idrica. La crisi idrica è stata senza dubbio limitante – viene affermato nel corso degli interventi – tuttavia sono stati sviluppati degli interessanti protocolli i quali prevedevano il minimo utilizzo dell’acqua o, talvolta, lo abolivano del tutto cercando di sfruttare al meglio i cicli biologici delle piante.
La mancanza d’acqua non è stata, quindi, una grande minaccia: i dati presentati durante l’occasione sono stati più che positivi mettendo in evidenza gli impieghi possibili di una coltura, le innovazioni tecnologiche utilizzate e il progresso a cui porta la costante sperimentazione.

Martina Pontei II B