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Un passo oltre casa, un cuore nuovo: sei mesi per riscrivere se stessi

Un passo oltre casa, un cuore nuovo: sei mesi per riscrivere se stessi

Sei mesi potrebbero sembrare un soffio di vento o una vita intera. A Dublino, tra agosto e febbraio, il tempo ha avuto un ritmo diverso — sospeso tra la frenesia delle giornate scolastiche e la lentezza di tramonti su colline verdi, dove il cielo pare mescolarsi con il mare d’Irlanda.

La mia esperienza alla Palmerstown Community School è stata molto più di una parentesi accademica. È stato come riscrivere la mia persona. Ogni mattina, alle 08:45, varcavo la soglia di quella scuola dall’edificio moderno, un po’annoiata, un po’ affamata di scoperta. Uscivo alle 15:35, con la mente traboccante di nuove parole, concetti fino a quel momento sconosciuti e accenti che imparavo ad adorare.

Il sistema scolastico irlandese, a differenza di quello italiano, si srotola con una libertà che in Italia sembra impensabile. In particolar modo, nove materie hanno scandito le mie giornate: biologia, storia, geografia, ma anche discipline che qui difficilmente trovano spazio tra i banchi, quali, ad esempio, business, economia domestica, corsi di arte e, perfino, teatro. La scuola, quindi, si fa fucina di passioni, teatro di entusiasmo, diventando un luogo dove non si apprende solamente quanto serve, ma anche ciò che serve a capire chi sei veramente e chi vuoi essere. Ogni lezione era un invito a stimolare la mente, a confrontarsi, ad errare senza timore. Nessun elenco di nozioni da memorizzare, nessuna campanella che suonava come una condanna.

Tuttavia, un semestre all’estero non può essere ridotto solamente all’apprendimento. È fatto di persone. Di amicizie sbocciate su un autobus che corre sotto la pioggia o davanti a quel poco che si ha da sgranocchiare nelle pause tra una lezione e l’altra. Ho conosciuto ragazzi provenienti da ogni parte del globo, ciascuno con il proprio accento, i propri aneddoti, le proprie speranze. Insieme abbiamo danzato con il vento, cavalcato le onde alla scoperta degli angoli nascosti di Dublino, tra le scogliere di Howth, le strade acciottolate di Temple Bar, i prati come smeraldo del Phoenix Park dove la bellezza si mescola alla malinconia.

Rincasare dalla mia famiglia ospitante era il rifugio dopo l’avventura. Un posto dove il profumo della cena e il calore di una parola gentile rendevano stranamente familiare quella terra lontana dalle mie coste. Vitto e alloggio diventavano qualcosa di più: un senso di appartenenza che solo coloro che hanno vissuto lontani da casa possono comprendere.

E allora: andate, partite, nonostante la paura, nonostante il timore. Tornare dopo sei mesi con il cuore colmo di storie vale ogni piccolo dubbio. Il mondo sembra immenso, eppure ho imparato che sa essere estremamente vicino e piccolo, che basta avere il coraggio di muovere un passo fuori da ciò che conosciamo per scoprire quanta vita ci aspetta con sguardo accogliente.
Fatevi attraversare dal vento dell’Irlanda, o di qualsiasi altro angolo di mondo vi chiami. Non tornerete mai più gli stessi, non sarete mai più a casa, almeno non completamente, perché una parte del vostro cuore resterà sempre altrove. Questo è il prezzo che si paga per la ricchezza di amare e conoscere persone in più di un luogo, un prezzo necessario che vale una vita intera.

Lavinia Fucà, II B